|
Da “Tuttoscienze” de La stampa del 23/07/08
Paesaggio, Giardino e Botanica
CHE FOLLIA IL VERDE IN VERTICALE
Paolo Perrone
Vivere in città è sempre più difficile. Siamo le vittime di un sistema crudele ed impositivo: le architetture che ci circondano, quelle nuove, anzi nuovissime, sono spesso, anzi spessissimo, senza cuore. Nascono glaciali ed inospitali e vivono una vita tutta loro, staccata dalla realtà di noi poveri abitanti. Nascono come posto di idee più che luogo per le persone.
L'architettura non è soltanto scavare sottoterra per far volumi, o crescere in cielo, sempre per far volumi, e far credere al pubblico di sfidare la realtà. L'uomo ha bisogno di spazi umani: e I grandi architetti, quelli amati dai fotografi e dai vippaioli, se ne strafottono. E' sufficiente vedere dove loro vivono e come vivono, e confrontarne la realtà con quello che loro propongono.
Le piante, gli alberi, gli spazi all'aperto sono visti come gentili concessioni alle umilianti e contingenti situazioni dell'umanità: i giardini non sono, per loro, che delle demagogiche concessioni. Non vengono sentiti come una necessità: e non ci vengano a dire che un muro (il famoso e orripilante giardino verticale), che piace tanto, tantissimo (anzi è il «must» di tutto un pensiero attuale, nevrotico e verticale), è figlio dello spazio, di quello spazio non solo raro ma soprattutto mancante: è frutto di una pessima e mal disposta urbanizzazione. Le città sono le vittime, appunto, di intellettuali teorie scollate dalla realtà, e soprattutto piene di orrori.
L'uomo per sopravvivere adeguatamente ha bisogno, come tutti gli animali, di spazi precisi. Le nevrosi e la gran parte dei malesseri che ci circondano sono i frutti di una sbagliatissima
formula di vita, dove la persona, sradicata dal suo ambiente, sottratta al vivere normale, spremuta del suo lavoro, schiacciata da indotte esigenze di consumo, non viene risarcita in niente, e con niente. Se non farmaci e ricette. E terapie, tante terapie.
Calpestare un prato, coltivare i propri pomodori, non camminare su tombini e griglie, non dover subire arie condizionate e non dover combattere con la folla, non deve essere un privilegio: dovrebbe esser a portata di tutti. Crescere alberi dove si può (e dove a loro conviene) porterebbe non solo a sognare ma a vivere, con dignità, una vera, viva e piena realtà. Parola di un giardiniere.
scarica il pdf |